La proprietà del palazzo dove Vittorio nacque agli Alfieri è documentata dalla metà del Seicento e il Gabiani è il primo studioso ad attribuire gli interventi settecenteschi effettuati sull’edificio a Benedetto Alfieri, come rifacimenti che nascosero antiche strutture in parte medievali. In realtà, ancora oggi è possibile individuare, nelle fondazioni e nello spessore delle mura, la struttura della torre, immediatamente a destra dell’ingresso principale, incorporata nel successivo intervento, mentre la data dell’ammodernamento è collocabile al 1736, come si deduce dai documenti del 1738, conservati presso la Fondazione Centro di Studi Alfieriani (Archivio Alfieriano, 3097-19).
Sempre l’Archivio del Centro di Studi Alfieriani possiede una pianta di fine Settecento dell’appartamento principale al piano nobile, datata 10 luglio 1797 (cartella 16/1).Alfieri visse nel Palazzo di famiglia fino all’età di cinque anni e mezzo. Nel 1754, infatti, seguì la madre, risposatasi con “il cavaliere Giacinto Alfieri di Magliano, cadetto di una casa dello stesso nome della mia, ma di altro ramo”, sostanzialmente coetaneo della madre, uomo “di bellissimo aspetto, di signorili ed illibati costumi” (I, I), in una nuova dimora (la “casa del patrigno”, I, II), situata all’estremità ovest di piazza Cagni.
Anche il palazzo, pervenuto a Vittorio Alfieri in eredità, fu da lui donato, appunto, a Giulia, in cambio di un cospicuo vitalizio: l’edificio appartenne per tutto l’Ottocento alla famiglia Colli di Felizzano, in seguito al matrimonio della figlia di Giulia, Marianna Cristina, con il patrizio alessandrino Luigi Colli Ricci, conte di Solbrito e marchese di Felizzano; almeno otto camere dell’appartamento principale al piano nobile furono affittate dal marchese Colli, nel 1838, alla Regia Giudicatura (sorta di Tribunale), che le occupò fino al 1858 circa, anno del trasferimento di quest’ultimo in piazza Catena, nel convento annesso alla chiesa della Grande Annunziata; dal 1901, infine, il palazzo fu di proprietà del conte Leonetto Ottolenghi, che vi fece fare nuovi interventi dall’ingegnere Carlo Losio, in occasione del primo centenario della morte del poeta e per stabilirvi il Museo e la Biblioteca Civica, facendo ricostruire il fianco ovest, con un fronte verso la nuova piazza Cairoli, creata in seguito alla demolizione di bassi fabbricati annessi al palazzo. Ulteriori interventi furono effettuati nel 1923, anno della consegna dei cimeli alfieriani da parte della città di Montpellier (in quest’occasione fu collocato il busto di Alfieri nel cortile) e nel 1939, in seguito alla fondazione del Centro Nazionale di Studi Alfieriani (costituito nel novembre del 1937).