Il tema della musica riguarda sia la ricerca delle passioni musicali di Alfieri, sia l’analisi della ripresa di Alfieri nel melodramma ottocentesco, argomento di grande fascino e interesse. Dal ricordo degli stati d’animo nei confronti della musica, spunto creativo per la scrittura e fonte di malinconia, alla scoperta dell’opera buffa; dalle lezioni di cembalo alla chitarra, compagna di viaggio in carrozza, con i libri degli autori più amati; alla presenza del servo Elia, che suonava il violino. Interessante anche l’analisi delle affermazioni teoriche sulla musica, espresse dall’autore (dalla Risposta al Calzabigi del 1783, con l’ insistenza polemica sul melodramma, anche su quello metastasiano), al Parere sull’arte comica in Italia del 1785, nel quale Alfieri afferma come un teatro degno di tal nome debba essere “scuola viva per gli autori, emulazione fra gli attori; dispute e arrotamento d’ingegno fra gli uditori”. E ancora, si pensi alla Prefazione della “tramelogedia” Abele del 1796, tragedia in musica, in cui l’opera è definita “stucchevole trastullo”, mentre il contenuto tragico innalza gli animi, in sintonia con le teorie settecentesche condivise dagli scrittori dell’Encyclopédie.
Nonostante la tendenza alla svalutazione della musica, Alfieri manifestò il suo interesse nei confronti del discorso musicale introducendo in Saul e Mirra due parti destinate a essere cantate o accompagnate da musica, e, per il Saul, in particolare, facendo ricorso al suono dell’arpa. Analogamente, previde musica per la sua incompiuta commedia La Finestrina, per la tarda Alceste seconda e per la citata tramelogedia Abele.
Di grande interesse, l’analisi della ripresa di Alfieri da parte del melodramma ottocentesco, sia nel linguaggio dei libretti d’opera, sia, a livello di contenuti, nei libretti, talora tratti da tragedie alfieriane, con ben sei rifacimenti del Saul, quattro della Virginia, due della Rosmunda e di Merope, uno di Sofonisba, Agamennone, Filippo, Oreste, Mirra, Antigone, nonostante la difficoltà di ricreare, con altri linguaggi, la tensione della pagina alfieriana. Senza dimenticare i librettisti fedeli al linguaggio tragico alfieriano, basti pensare al napoletano Salvatore Cammarano, autore di libretti per Donizzetti, come la Lucia di Lammermoor. |