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Un interessante incontro a più voci su Letteratura e Medicina organizzato dalla Fondazione Centro di Studi Alfieriani per venerdì 12 febbraio 2010, alle ore 17, presso l’ex Sala Consigliare del Comune, in piazza San Secondo. Un incontro a più voci con Giorgio Barberi Squarotti, suoi allievi della Facoltà di Lettere di Torino, e amici, sul rapporto fra Letteratura e Medicina, partendo dal volume TEORIA E STORIA DEI GENERI LETTERARI. “E se permette faremo qualche radioscopia”: Letteratura e Medicina, edito nel 2009. Conduce Carla Forno, autrice di uno dei capitoli di cui il libro si compone, relativo alla dimensione della malattia nella vita di Alfieri e nelle sue opere, dall’autobiografia alle lettere, tese a registrare, spesso con autoironia, l’assillo del passaggio del tempo, l’afflizione dei disturbi fisici e la costante malinconia. Il volume prosegue l’indagine da più di vent’anni rivolta da Barberi alla teoria e storia dei generi letterari, con significative aperture a questioni trasversali, come, in un precedente volume (edito nel 2005) il rapporto fra letteratura e sport. Il pubblico compirà un viaggio dal medioevo ai nostri giorni, appassionante e sorprendente, grazie ai successivi interventi di chi ha collaborato alla ricerca e alle letture di Mario Nosengo, accompagnato da Simona Scarrone al flauto e Andrea Bertino al violino. Indagare il rapporto fra letteratura e medicina significa ricostruire l’idea di malattia, del corpo e dell’animo, attraverso i secoli e l’immagine, il ruolo sociale del medico. Barberi individua nell’Inferno e nel Purgatorio di Dante il riferimento alle epidemie e ai morbi infiniti ai quali si ispirano le punizioni divine e offre una suggestiva lettura della peste, descritta da Boccaccio, nel Decameron, con tutti i particolari orrendi e disgustosi, soffermandosi sul ruolo dei “medici scienziati”, opposti ai “medici meccanici” contro i quali polemizza Petrarca o ai medici disonesti delle cinquecentesche novelle del Vettori, pur sottolineando l’impossibilità per la medicina di far fronte alle epidemie. Di conseguenza, il medico diventa con Boccaccio personaggio da novella, beffato e ingannato, inetto a vivere e a operare o sciocco e distratto. Non a caso, ancora a due secoli di distanza, il Redi, medico e letterato, pur descrivendo con scrupolo le malattie dei suoi pazienti, si limitava a consigliare, per le diverse patologie, di bere brodo di grassi capponi. Sfileranno nella conversazione, illustrati da allievi e amici di Barberi, autori diversi della nostra letteratura, da Angelo Poliziano, alle prese con la scabbia o sifilide, a Francesco Berni, intento in un sarcastico elogio proprio della sifilide e della peste; da Alfieri, con il suo vagheggiamento della morte, sospeso sul labile confine fra malattia del corpo e malattia segreta dell’animo a Carlo Dossi, con il suo Calamaio di un medico, di fine Ottocento, convinto assertore del legame fra “spirito e corpo”, entrambi da indagare per ottenere la guarigione; da Paolo Mantegazza, docente di medicina all’Università di Pavia nella seconda metà dell’Ottocento e autore di un romanzo epistolare pedagogico sul rapporto fra medico e paziente, a Carlo Collodi, con il suo Pinocchio, romanzo in cui la malattia tocca tutti i personaggi, da Pinocchio a Geppetto, alla Fata; da Pirandello, con la novella Nel segno, di ambientazione ospedaliera, a Nietzsche e Gadda, sostenitori a distanza del ruolo della scrittura come tensione incessante verso la salute e come terapia della malattia. Non possono mancare una ricognizione del ruolo dei medici scrittori dall’antichità ad oggi e una appassionata difesa del vino, medicina del corpo e dell’animo, appunto, assaporato attraverso alcuni “assaggi” letterari particolarmente gustosi dall’antichità classica in poi. Tutti sono invitati. |