• Alfieri e il territorio
    Alfieri e il territorio
    L’astigiano e le sue colline

Le biblioteche

Nella Vita (II 2), ad Alfieri bambino, da poco entrato nell’Accademia Reale, «capitò... alle mani» un’edizione delle opere di Ariosto in quattro tomi, non acquistata «perché danari non avea», ma probabilmente barattata, «un tomo per volta», con un compagno in cambio del mezzo pollo che quasi ogni domenica veniva servito ai convittori. È questo il primo libro posseduto personalmente dal poeta, di cui egli dia notizia.
A questo «Ariostino», presto sequestrato da un occhiuto assistente e riconquistato, di nuovo «un tomo per volta», «rubandolo [...] al sottopriore» (Vita, II 4), seguì il possesso di molti altri volumi che, progressivamente, costituirono una fornitissima e varia biblioteca, ospitante sia le opere dei classici (italiani, latini e greci) sia quelle di autori inglesi e francesi.
Se la «conversione» letteraria darà un deciso impulso all’accrescimento della biblioteca, anche durante la sua scapestrata giovinezza Alfieri compra, o riceve in dono, dei volumi: ancora nella Vita (III 7) ricorda, ad esempio, il «pieno baule di libri» francesi (da Montesquieu a Hélvetius, Rousseau, Montaigne) acquistato a Ginevra sulla via del ritorno dal primo viaggio europeo (1768); oppure il dono, lì per lì trascurato, delle Opere di Machiavelli, ricevuto da José D’Acunha all’Aia (1768; Vita, III 6).
Varie vicissitudini segnarono, tuttavia, la biblioteca, o, per meglio dire, le biblioteche alfieriane. Gli studiosi, infatti, discorrono di tre biblioteche, corrispondenti a fasi diverse della biografia alfieriana, influenzate dagli eventi vissuti dal poeta: quella fiorentino-romana, la parigina e la fiorentina ricostituita dopo il 1793.
La biblioteca fiorentino-romana raccoglieva i volumi acquistati da Alfieri fino al 1783; essa seguì il poeta quando si trasferì, per l’appunto, da Firenze a Villa Strozzi a Roma, per raggiungere la Contessa d’Albany che si era allontanata dal marito, ricoverandosi nella città capitolina. Di questa biblioteca esiste un inventario, steso da Giovanni Viviani, allora segretario di Alfieri, in due redazioni:

il Catalogo dei Libri di Vittorio Alfieri esistenti in 3 scaffali nel Gabinetto di Villa Strozzi (1783), ora nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, NA 89;
il Catalogo Alfabetico de’ libri di Vittorio Alfieri. Aprile 1783 Roma, conservato nella Médiathèque d’Agglomeration “Emile Zola” di Montpellier, 61-23 (1).

Quando Alfieri dovette lasciare Roma per lo scandalo suscitato dalla sua relazione con la Stolberg (maggio 1783), poté prendere solo una piccola parte della sua biblioteca (che lascerà poi a Siena e gli verrà recapitata da Mario Bianchi a Firenze nel 1794), mentre quasi tutti i volumi rimasero nella sua casa romana e gli verranno poi spediti a Parigi nel 1788. Il primo Catalogo menzionato, quindi, rimarrà nelle casse depositate a Siena, mentre il poeta porterà con sé il secondo Catalogo citato, e su questa copia egli in seguito apporterà varie correzioni o integrazioni autografe, alcune delle quali segnalano nuovi acquisti effettuati negli anni successivi, mentre altre emendano sviste del segretario o completano i dati dei libri in suo possesso.
Nella capitale francese, la biblioteca di Vittorio, che a Roma contava, secondo le stime di Christian Del Vento, 1044 volumi, è assai accresciuta: molti acquisti vennero fatti durante i viaggi di quel periodo e i soggiorni in Alsazia, altri a Parigi.
Ma il 18 agosto 1792 Alfieri e la Contessa fuggirono precipitosamente dalla capitale francese, incalzati dagli eventi rivoluzionari. Arredi, suppellettili, manoscritti e libri rimasero in gran parte nel domicilio parigino (all’angolo fra rue de Provence e rue d’Artois) e vennero sequestrati. La perdita fu enorme e dolorosissima, e invano il poeta avviò un lungo contenzioso con il governo d’oltralpe, per ottenere la restituzione dei volumi.
La scoperta, alcuni anni fa, dell’Inventario stilato in occasione del sequestro ha permesso di formarsi un’idea assai più precisa dell’entità del danno subito dallo scrittore e soprattutto per la prima volta ha aperto un varco nella conoscenza della qualità e della consistenza della biblioteca “parigina”.
Un altro documento utile a questo riguardo è dato dall’Elenco dei libri lasciati in Parigi, conservato nella Fondazione “Centro di Studi Alfieriani” (VII, 5, 1), da leggere in controluce rispetto all’Inventario, che contiene, a dispetto della dicitura, l’elenco della maggior parte dei libri caricati da Alfieri sulle due carrozze con cui lui e la Stolberg si allontanarono da Parigi.
Finalmente stabilitosi a Firenze, Alfieri nel 1793 si dà a riordinare e a ricostituire la sua biblioteca: ricompra molti libri perduti, ne acquista altri e il suo ultimo segretario, Francesco Tassi, redigerà ancora un catalogo che fotografa, quindi, lo stato della raccolta “fiorentina”.

Il Catalogo dei LIBRI di Vittorio Alfieri da Asti / Firenze 1797 (conservato nella Médiathèque “Emile Zola” di Montpellier, ms. 292) fu stilato non prima del 1803, essendo appunto stato redatto da Tassi che entrò al servizio di Alfieri solo nella tarda primavera di quell’anno. È probabile che, anche nel caso in cui il regesto non fosse stato compilato in toto dopo la morte dello scrittore, comunque dovette essere iniziato non molto tempo prima della scomparsa del poeta. Inoltre, alcune registrazioni di opere pubblicate dopo il 1803 fanno ritenere che il Catalogo fu aggiornato con acquisti avvenuti dopo la data fatale.
Alfieri, che aveva pensato ad un certo punto anche alla possibilità di donare la sua biblioteca alla città di Asti, la lasciò invece in eredità alla Contessa, prendendo accordi in vita soltanto per la destinazione dei suoi manoscritti alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze.
Così, alla morte della Stolberg (1824), la maggior parte della biblioteca alfieriana fu trasferita a Montpellier, in virtù del legato dell’Albany all’amico pittore François-Xavier Fabre (ed è ora ospitata nella Médiathèque d’Agglomeration “Emile Zola” della città francese), mentre un’altra parte rimase a Firenze, alla Laurenziana (alcuni postillati) e alla Palatina (il cui fondo confluì poi nella Biblioteca Nazionale).

La ricostruzione delle biblioteche alfieriane è l’obiettivo di un progetto avviato da diversi anni da Christian Del Vento, Clara Domenici e Willem Van Neck, sotto l’egida prima del Centro Nazionale di Studi Alfieriani e poi della Fondazione “Centro di Studi Alfieriani”. Suddiviso in più volumi collaterali all’“Edizione Nazionale”, si sta ora concretamente realizzando.
La ricca e laboriosa indagine trentennale sulla biblioteca fiorentina ricostituita, in particolare sull’amplissima sezione dei classici greci e latini, condotta da Clara Domenici, è conclusa e pubblicata nel vol. La biblioteca classica di Vittorio Alfieri, Torino, Aragno, 2013.
Le ricerche di Christian Del Vento sulla biblioteca romana e parigina, che lo hanno messo sulle difficili tracce dei volumi confiscati e incamerati da vari istituti francesi, è giunta quasi al suo compimento e prossimamente vedrà la luce.

Bibliografia di riferimento

2013 C. Domenici, La biblioteca classica di Vittorio Alfieri, Torino, Aragno.
2006 [ma 2007] C. Del Vento, Il principe e il ‘Panegirico’. Alfieri tra Machiavelli e De Lolme, in «Seicento & Settecento», I, pp. 149-170.
2006 C. Del Vento, Ancora sulle origini del ‘Saul’. Note in margine alla biblioteca romana di Vittorio Alfieri, in Alfieri a Roma. Atti del Convegno nazionale. Roma 27-29 novembre 2003, a c. di B. Alfonzetti e N. Bellucci, Roma, Bulzoni, pp. 327-351.
2004 C. Del Vento, La biblioteca di Vittorio Alfieri a Parigi: nuovi sondaggi e considerazioni, in Alfieri beyond Italy. Atti del Convegno Internazionale di Studi (Madison, Wisconsin, 27-28 settembre 2002), a c. di S. Buccini, Indice dei nomi a c. di M. Begali e M. Soranzo, Alessandria, Edizioni dell’Orso, pp. 143-166.
2004 C. Domenici, Il fondo Alfieri nella Biblioteca di Montpellier, ivi, pp. 117-141.
2005 V. Colombo, «Elenco dei libri lasciati in Parigi». Nuove interpretazioni di un manoscritto di Vittorio Alfieri, in «Studi Italiani», XVII, 2, pp. 199-224.
2002 F. Arduini, Vicende della biblioteca di Alfieri: un dono ‘munifico’ di François-Xavier Fabre alla Palatina di Ferdinando III , in Alfieri in Toscana. Atti del Convegno Internazionale di Studi. Firenze, 19-20-21 ottobre 2000, a c. di G. Tellini e R. Turchi, Firenze, Olschki, I, pp. 131-165.
2002 C. Del Vento, «Io dunque ridomando alla Plebe francese i miei libri, carte ed effetti qualunque». Vittorio Alfieri émigré a Firenze, ivi, II, pp. 491-578. Alle pp. 558-578 la trascrizione dell’Inventario dei libri sequestrati.
1999 C. Del Vento, L’edizione Kehl delle ‘Rime’ di Alfieri (contributo alla storia e all’edizione critica delle Opere di Alfieri), in «Giornale Storico della Letteratura Italiana», CLXXVI, pp. 503-527.
1955 L. Caretti, La biblioteca di Vittorio Alfieri, in Biblioteche di scrittori, Mendrisio, Editrice “La Scuola”.
1936 A. Barolo, Le carte alfieriane di Montpellier ad Asti, in «Convivium», VIII, 1936, 6, pp. 613-695.
1901 N. Gabiani, La biblioteca di Vittorio Alfieri in Montpellier, Estratto dai numeri 344-351-360 della «Gazzetta del Popolo» di Torino, 12, 19 e 29 dicembre 1901.
1884 G. Mazzatinti, Le carte alfieriane di Montpellier, in «Giornale Storico della Letteratura Italiana», III, pp. 27-61.

Percorsi tematici

In questa sezione vengono proposti alcuni percorsi tematici attraverso la vita e le opere di Alfieri, allo scopo sia di fornire le informazioni fondamentali relative ad alcuni aspetti particolarmente rilevanti o curiosi sia di offrire materiali impiegabili dagli insegnanti e dagli studenti per approfondimenti e ricerche. La sezione potrà essere arricchita anche grazie ai contributi dei fruitori del sito, previa approvazione e verifica dei contenuti scientifici da parte del Consiglio direttivo della Fondazione.

Le biblioteche

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Il teatro

sezione in allestimento

I viaggi

Nel 1766, finalmente uscito dalla “gabbia” dell’Accademia Reale, Alfieri subito intraprende – dopo i brevi spostamenti dell’adolescenza – il primo vero viaggio attraverso l’Italia, insieme ad alcuni ex compagni di studi, a «un aio inglese cattolico» (il cavalier Bulstrode, secondo Angelo Fabrizi) e al cameriere Francesco Elia. Da quel momento i viaggi impegneranno gran parte della giovinezza del poeta, che visiterà l’intera Europa. Sospinto da una continua inquietudine e dall’insoddisfazione, sempre in vorticoso movimento (in carrozza, a cavallo, su «battelletti»), [leggi tutto]