• Alfieri e il territorio
    Alfieri e il territorio
    L’astigiano e le sue colline

LE OPERE - L’EDIZIONE NAZIONALE

Fra i compiti statutari del Centro Nazionale di Studi Alfieriani, istituito nel 1937, ricopriva una notevole importanza la promozione e la realizzazione dell’Edizione Nazionale delle Opere di Alfieri, ovvero la pubblicazione in edizione critica dell’intera produzione del poeta. L’impostazione della collana doveva privilegiare, perciò, il versante filologico-testuale, prevedendo l’allestimento di edizioni basate sui manoscritti originali e con il necessario corredo di apparati variantistici, in modo da offrire ai lettori testi affidabili: una caratteristica, quest’ultima, che era stata assai lontana dal raggiungere la pur prestigiosa edizione “del Centenario” (Paravia 1903).
Fu sotto la presidenza di Carlo Calcaterra (1946-1952), superati gli anni drammatici del Secondo conflitto mondiale, che la collana poté avere inizio: inaugurata nel 1951, con l’edizione critica della Vita scritta da esso, a cura di Luigi Fassò, in due volumi (il secondo dei quali contenente la prima redazione inedita e altri scritti autobiografici), proseguiva subito, nello stesso anno, con il primo volume degli Scritti politici e morali, a cura di Pietro Cazzani (Della Tirannide, Del Principe e delle Lettere, La Virtù sconosciuta, Panegirico di Plinio a Trajano). Nel 1952, con Filippo veniva avviata la pubblicazione delle tragedie, che continuò con Polinice e Antigone (1953) e Virginia (1955). Intanto, uscivano i tre volumi delle Commedie (1953-1958) e le Rime (1954).
Nel nuovo decennio l’iniziativa procedette con regolarità. Lanfranco Caretti metteva mano all’Epistolario, dando alla luce il primo volume (1963) con le lettere degli anni 1767-1788; Pietro Cazzani licenziava il secondo volume degli Scritti politici e morali (1966), comprendente L’Etruria vendicata, L’America libera, Parigi sbastigliato, Le Mosche e l’Api; e Pietro Camporesi allestiva l’edizione degli Estratti d’Ossian e da Stazio per la Tragica (1969). Di pari passo continuava pure la pubblicazione delle tragedie, con Agamennone e Oreste (1967), Merope e La congiura de’ Pazzi (1968).
Gli anni settanta furono particolarmente produttivi: non soltanto uscì un folto gruppo di tragedie (Maria Stuarda, 1970; Ottavia, 1973; Mirra, 1974, Agide, Bruto Primo, Don Garzia, 1975; Bruto Secondo, 1976; Rosmunda, 1979), ma apparvero, nel 1978, anche il Parere sulle tragedie e altre prose critiche e la tramelogedia Abele (che aprì la serie delle Tragedie postume).
Fra il 1980 e il 1989 l’Edizione Nazionale esaurì quasi per intero il suo compito primario: infatti, venne completata la pubblicazione delle tragedie del “canone” (Timoleone, 1981; Saul, 1982; Sofonisba, 1989), delle Tragedie postume (Antonio e Cleopatra, 1980; Alceste prima e seconda, 1985), degli Scritti politici e morali (1984; III vol.: Esquisse du jugement universe, Satire, Il Misogallo), e dell’Epistolario (II vol., 1981; III vol., 1989). Furono stampati anche i preziosi Appunti di lingua e letterari (1985) nonché tre volumi, dei quattro previsti, delle Traduzioni, dirette da Marziano Guglielminetti: l’Eneide (1983), Terenzio (1984) e il Teatro greco (1985). Rimaneva ancora in sospeso l’edizione del Sallustio, poi realizzata nel 2004.

La pubblicazione del Sallustio ha costituito un punto di arrivo dell’Edizione Nazionale: con questa grande traduzione alfieriana tutte le opere del poeta hanno rivisto (o visto) la luce.
Tuttavia, nel corso degli anni il progetto iniziale si è esteso, o forse soltanto meglio definito, giungendo a comprendere la programmazione di volumi di “strumenti” dal valore non accessorio: concordanze, bibliografia delle opere e della critica, edizione di testi sparsi (come i “frammenti” di traduzioni latine e greche), la ricostruzione ideale della biblioteca, o meglio delle biblioteche alfieriane.
Alcuni di questi “strumenti” sono già disponibili (le Concordanze della Vita di Vittorio Alfieri, a cura di Stefania De Stefanis Ciccone e di Par Larson, Viareggio, Baroni, 1997, fondate sull’ed. Fassò; La biblioteca classica di Vittorio Alfieri, a cura di Clara Domenici, Torino, Aragno, 2013) o sono a uno stadio molto avanzato (La biblioteca romana e parigina, a cura di Christian Del Vento; i Frammenti latini, a cura di Patrizia Pellizzari) o sono in fase di allestimento.
Inoltre, diversi volumi, licenziati in anni ormai lontani, abbisognano di essere rivisti e rifatti, a partire dalla pur meritoria e pionieristica ed. Fassò della Vita, alle Rime, al I vol. degli Scritti politici e morali, per il quale Pietro Cazzani non poté tenere conto della redazione trasmessa dal ms. Ferrero-Ventimiglia, ritrovato solo nel 1980.
Il “cantiere” alfieriano, insomma, rimane aperto.
Download documenti

Percorsi tematici

Le biblioteche

Nella Vita (II 2), ad Alfieri bambino, da poco entrato nell’Accademia Reale, «capitò... alle mani» un’edizione delle opere di Ariosto in quattro tomi, non acquistata «perché danari non avea», ma probabilmente barattata, «un tomo per volta», con un compagno in cambio del mezzo pollo che quasi ogni domenica veniva servito ai convittori. È questo il primo libro posseduto personalmente dal poeta, di cui egli dia notizia. A questo «Ariostino», presto sequestrato da un occhiuto assistente e riconquistato, di nuovo «un tomo per volta», «rubandolo [...] al sottopriore» [leggi tutto]

Il teatro

sezione in allestimento

I viaggi

Nel 1766, finalmente uscito dalla “gabbia” dell’Accademia Reale, Alfieri subito intraprende – dopo i brevi spostamenti dell’adolescenza – il primo vero viaggio attraverso l’Italia, insieme ad alcuni ex compagni di studi, a «un aio inglese cattolico» (il cavalier Bulstrode, secondo Angelo Fabrizi) e al cameriere Francesco Elia. Da quel momento i viaggi impegneranno gran parte della giovinezza del poeta, che visiterà l’intera Europa. Sospinto da una continua inquietudine e dall’insoddisfazione, sempre in vorticoso movimento (in carrozza, a cavallo, su «battelletti»), [leggi tutto]